DIARIO DEL VIAGGIO IN ISLANDA CONCLUSO. DIARIO DEL VIAGGIO IN NORVEGIA, ISOLE LOFOTEN IN CORSO. BUONA LETTURA!

sabato 16 novembre 2013

Lofoten 2010: giorno 3 – I fiordi “segreti” di Vestvågøya : Eggum e Unstad

L’isola di Vestvågøya cela alcuni luoghi davvero interessanti, che la morfologia del territorio tiene isolati e lontani dalle località più note. Strade strette si incuneano verso dei villaggi in diversi fiordi ‘nascosti’ dell’isola. Ognuno di questi è come se fosse un piccolo mondo a se stante, che noi vorremmo scoprire. Il meteo è oggi molto avverso, con pioggia, vento e una ‘nebbia artica’ persistente che taglia dalla vista le cime dei monti.

Si dice che Eggum, sia uno dei luoghi più belli per osservare il sole di mezzanotte, ma agosto non è il mese giusto per questo. Raggiungere Eggum è semplice, deviando dalla E10 verso nord. Arrivati, imbocchiamo la strada principale con vista mare da un lato e una fila ordinata di case in legno dall’altra. Tutto intorno le case sono sparpagliate fra grandi prati e la spiaggia. La strada termina sul limitare di un pratone da cui parte una mulattiera verso un pianoro situato fra le montagne e il mare. Proprio qui, in un clima molto diverso dalla giornata precedente trascorsa a Reine, troviamo uno scorcio molto “norvegese”, molto autentico. In questi luoghi difficili, spesso sferzati da vento e pioggia, l’uomo ha imparato a vivere e sopravvivere. Il rigore delle linee semplici delle casette in legno e la forza vivida del loro colore acceso rappresentano simbolicamente l’essenza degli uomini che qui hanno avuto radice.
La mulattiera di Eggum
La nebbia artica e il grigiore della giornata sembrano catapultarci nel pieno dell’inverno. Effettivamente fa abbastanza freddo, tuttavia la stagione estiva si manifesta con delicate fioriture in prati verdi brillanti.
La mulattiera di Eggum
Prati di Eggum
Camminando per Eggum notiamo abitazioni stilisticamente molto diverse fra loro, seppur il comun denominatore rimanga il legno. Ognuna di esse racconta una storia e dà indizi per conoscere il territorio. I tetti in torba sono ottimi per isolare le case sottoposte alle frequenti intemperie: ciò è abbastanza tipico nei paesi nordici. La cura per i dettagli e gli addobbi sulle pareti esterne invece sono vezzi dei suoi abitanti per abbellire la propria casa dandole carattere, renderla famigliare e accogliente in tutte le condizioni climatiche, anche quelle più estreme.
Casa al mare
La vita trova spazio anche fra i grandi prati che dividono gli sparuti gruppetti di case, con alcune fioriture spettacolari come quella di margherite.
Fioritura di margherite
La spiaggia di Eggum è meravigliosamente bianca e fine. La particolarità è che qui fioriscono stupendi tappeti di fiorellini bianchi, fin quasi alla riva del mare.
Il piccolo faro
Case sulla spiaggia di Eggum
Lasciamo Eggum dirigendoci verso Unstad. I due villaggi sono uniti da un sentiero costiero roccioso, ma non lo percorriamo sia per ottimizzare i tempi, sia per evitare brutte sorprese col maltempo. Invece prendiamo la strada che collega i due villaggi che, attraversando un basso valico sui monti e qualche tunnel, sbuca infine in una vallata scendendo ripidamente dritta verso il mare.
La strada verso Unstad
Questo spazio chiuso fra le montagne è proprio fuori dal mondo. La sensazione di isolamento è ancora maggiore grazie alla nebbia artica, che è come un soffice soffitto bianco isolante. La semplicità della vita che qui trascorre pacificamente, la si ritrova in ogni vista.
Barn Leker
Unstad è insospettabilmente un paradiso del surf alle Lofoten. La sua ampia baia a forma di U incanala le onde del mare di Norvegia, rendendola favorevole per la pratica di questo sport.
Spiaggia lato sud
Spiaggia lato nord
Il freddo dovuto al vento forte e le rade gocce di pioggia ci infastidiscono un poco e, per tale motivo, ci sorprendono i surfisti che infilati nella loro muta e con la tavola in mano, corrono a piedi nudi dall’ostello principale del villaggio fino alla spiaggia lungo una carrozzabile in terra battuta. Pare assurdo trovarci in un paradiso del surf, quasi come se fossimo in California, ma ben al di sopra del circolo polare artico.
Surf nordico
Riprendendo la strada, ripercorriamo le alture sopra il fiordo a ritroso lungo la strada che ci riporta verso la E10. Lasciamo questi fiordi isolati dietro di noi. Tornando verso Kabelvåg volgiamo lo sguardo indietro, osservando da lontano le nebbie artiche che ci hanno accompagnato per tutta la giornata e che ci stanno lasciando, grazie a spiragli di apertura fra le nubi del cielo.
Un cielo cupo
Improvvisamente torna timidamente il sole e la cosa non ci stupisce considerando l’alta variabilità del tempo e della luce a queste latitudini. A Kabelvåg rivediamo il sole pieno fra le nuvole aperte e ne approfittiamo per vedere più da vicino la stupenda cattedrale delle Lofoten, un’antica chiesa del XIX sec interamente costruita in legno dai pescatori. Di nuovo siamo circondati dalla bellezza e dai colori straordinari del Grande Nord.
La cattedrale delle Lofoten
Il sole non si concede ancora per molto e ne approfittiamo per cenare. Non ancora soddisfatti, forse per le condizioni non certo ottimali della giornata, dopo cena andiamo alla scoperta di un altro fiordo vicino al nostro, con una curiosità e una voglia di esplorare sempre nuova.
Specchio notturno 1
Specchio notturno 2

L'ANALISI DELLO SCATTO: “Surf nordico” 

Surf nordico

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 35 mm, 1/40, f/13, iso 360

 “Surf nordico” è una fotografia tecnicamente molto semplice. E’ stata scattata a mano libera, senza utilizzare nessun filtro o altri accorgimenti tecnici. Ho impostando un diaframma chiuso per la massima profondità di campo e un settaggio degli iso per avere il minimo tempo di scatto possibile per evitare il micromosso, sfruttando la regola del tempo di scatto come il reciproco della focale. Quello che mi interessava era raccontare l’essenza di un luogo (in questo caso il villaggio Unstad) con una fotografia. Le tavole da surf sono senz’ombra di dubbio il soggetto principale. Esse occupano interamente il primo piano sia con il loro ingombro fisico, sia con i loro colori accesi. Non c’è nessun equivoco circa queste tavole. Infatti non si può assolutamente trattare di oggetti “decorativi” che si trovavano li per caso, ma di vere tavole da surf usate per surfare: lo testimoniano la mute adagiate ad asciugare sul tavolo dietro. Sullo sfondo, le tipiche casette rosse, le balle di fieno sul prato e la parete della montagna sono gli elementi paesaggistici che ci localizzano inequivocabilmente in Norvegia. Grazie al colore rosso delle casette l’occhio non rimane ancorato sul primo piano, ma dopo un po’ va a cercare lo sfondo. Il risultato di questo processo è una fotografia profonda e in grado di raccontare qualcosa circa il luogo ritratto. 

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sabato 28 settembre 2013

Lofoten 2010: giorno 2 – Road to Reine

Reine, presso l’isola di Moskenesøya, è uno dei principali villaggi di pescatori delle Lofoten, uno dei più belli e caratteristici in assoluto. Da Kabelvåg servono circa due ore di viaggio in macchina per raggiungerlo. Lungo la strada E10 si può godere del paesaggio incredibile di queste isole, ancor più se la luce forte, ma mai lattiginosa, del mattino illumina e fa risplendere tutti i colori della natura. Le nuvole in cielo si muovono rapidamente, creando giochi di luce e situazioni atmosferiche inusuali e sorprendenti ai nostri occhi. Questo paesaggio carico di contrasti e colori estremi è subito tutto intorno a noi, non appena imboccata la strada. Come spesso accade da queste parti, i lupini creano una sorta di proscenio colorato quasi ovunque.

Dal “balcone” dei lupini
La bassa marea scopre intere aree costiere, mostrandoci immense pennellate di giallo, il colore delle alghe che abbondano a queste latitudini.

Distese gialle
Lo scenario naturale che ci sta circondando, rapendoci, è come un quadro, tanto da essere l’ispirazione artistica per un’installazione moderna a tema (Skulpturlandskap). Un grande specchio curvo posto vicino alla riva del mare riflette il paesaggio intorno creando un tutt’uno con il suo spettatore. Non a caso tale installazione è stata inserita in questo particolare palcoscenico naturale che offre l’isola di Austvågøya.

Lofoten allo specchio
La visione di questo paesaggio è quasi irreale. Staremmo per ore a contemplarlo, immersi nel silenzio. Le montagne si ergono ripide sul mare come se ci trovassimo sulla steppa di un altipiano con vista sulle cime circostanti. Siamo fermi qui, con la meta da raggiungere ancora ben lontana.

Cartolina dalle Lofoten
Riprendiamo la strada in direzione di Reine cercando di resistere alla tentazione di fermarci perché i chilometri da percorrere sono ancora tanti. Tuttavia, giunti sull’isola di Flakstadøya non possiamo ignorare la vista di una meravigliosa spiaggia paradisiaca incastonata fra le montagne come un gioiello di rara bellezza.

Spiaggia bianca
In questo luogo ogni elemento naturale richiama la purezza: il candore della sabbia, la trasparenza e le sfumature del mare, la vista limpida sulle montagne e il cielo azzurro intenso.

Purezza del paesaggio
Proseguendo verso Reine, arriviamo sull’isola di Moskenesøya. Su questa isola sono concentrati alcuni tra i più caratteristici villaggi di rorbuer e si possono vedere distese di rastrelliere per il merluzzo lungo le coste. Sono questi i dettagli che ti fanno capire che sei proprio in questo luogo unico che sono le Lofoten. Reine è fantastico per due motivi. Il primo, ovviamente, è la sua tipicità. Il secondo, ma assolutamente non meno importante, è che da qui ha inizio un’escursione tanto breve quanto faticosa sul monte Reinebringen, da cui la vista è a dir poco mozzafiato. L’escursionismo è una delle nostre passioni e qui in Norvegia è praticamente uno sport nazionale, dunque ci sono tanti sentieri scenografici e tutti ben tenuti. Non siamo alpinisti, né ci attirano i sentieri esposti e difficili; si tratta piuttosto del gusto vivere la montagna lentamente, contemplando la bellezza della natura, e della sfida di affrontare uno sforzo fisico e mentale per raggiungere una meta, mantenendoci sempre il più possibile in condizioni di sicurezza. Ci troviamo a Reine principalmente per camminare. Anche se il villaggio è situato al livello del mare, per via della morfologia del territorio in brevissimo tempo si sale in montagna; ed è vera montagna. Infatti anche se si tratta di quote modestissime, l’aspetto selvaggio, le pendenze e la latitudine del luogo rendono il paesaggio montano delle Lofoten paragonabile a quello delle Alpi a quote ben più elevate. Il sentiero parte dalla strada, ma non possiamo prima non immortalare una cartolina di Reine, che visiteremo più tardi.

Cartolina da Reine
La giornata è perfetta per camminare e le condizioni sembrano davvero ottimali, tanto che il mare è uno specchio e i colori esplodono sotto il sole intenso.

Cartolina da Reine
Imboccato il sentiero subito dopo una galleria lungo la E10, il cammino è sin da subito complicato per un passaggio scivoloso su un lastrone di granito, quindi per la presenza di fango dovuto a recenti piogge. Alcuni tratti sono abbastanza ripidi e scivolosi nonostante gli scarponcini tecnici che indossiamo. Con fatica procediamo sul sentiero, che a dispetto dei soli quattrocento metri di dislivello pare un’impresa per via delle tante energie spese per mantenere la trazione e l’equilibrio in diversi tratti. Siamo abituati ai sentieri montani, eppure la fatica si fa sentire più del previsto. Passato un tratto particolarmente delicato arranchiamo sulla parte alta del sentiero, concedendoci diverse soste per rifiatare. In poco meno di due ore, su un sentiero dichiarato con una sola ora di percorrenza, arriviamo finalmente su una sella panoramica per la grande ricompensa. La vista è strepitosa, aerea, emozionante. Tutta la fatica provata è ricompensata. Le montagne delle Lofoten spuntano dall’acqua come se fossimo in un regno fantastico di qualche saga nordica e, da qui, sembra di volare. Siamo sul Reinebringen.

Vista mozzafiato dal Reinebringen


Dettagli di Reine
Dalla parte opposta della sella panoramica la vista è meno emozionante, tuttavia si vede chiaramente quanto il sentiero percorso sia ripido. Infatti vediamo sotto di noi la strada, che è stata il punto di partenza dell’escursione.

Sentiero verso Reine
E’ ormai pomeriggio inoltrato quando rientriamo a Reine. Anche dopo un’escursione tanto remunerativa non ci sentiamo completamente appagati dalla giornata, siamo stanchi ed euforici allo stesso tempo. Abbiamo ancora voglia di fare e di vedere cose nuove. Nel villaggio di Reine passeggiamo sui pontili, dove il sole è caldo e confortevole.

Controluce sui pontili
Finalmente riusciamo a vedere più da vicino le tradizionali rastrelliere per l’essiccazione dei merluzzi. Anche esse rendono il luogo assolutamente pittoresco. Ci concediamo una pausa seduti sotto di esse per respirare l’aria buona del mare.

Rastrelliere per il merluzzo di Reine
Il tramonto si avvicina cominciando a dipingere le montagne di un arancione delicato.

Tramonto a Reine
Ogni abitazione del paese è costruita in legno, persino il ristorante in cui facciamo un’ottima cena a base di pesce freschissimo. L’accoglienza è ottima e calorosa.

Un posto carino
A queste latitudini in agosto il sole tramonta molto tardi e il tramonto dura a lungo. Alle nove e mezza di sera c’è ancora una luce calda e ricca di colore. Sui pontili del villaggio l’atmosfera è magica, benché tiri con insistenza un vento freddo. Lo stridio dei gabbiani in cielo e il fragore delle onde del mare ci accompagnano costantemente. In queste condizioni, anche la semplice vista delle rorbuer illuminate dal tramonto diventa uno spettacolo.

Rorbuer al tramonto


Ultime luci su Reine
Gli ultimi raggi del sole indugiano nel fiordo. Resteremmo ancora qui, ma si sta facendo tardi e dobbiamo ancora rientrare a Kabelvåg.

L’ultimo raggio di sole
L’atmosfera è tanto speciale che lungo la strada del rientro ci fermiamo dopo pochi chilometri lungo il fiordo presso il villaggio di Hamnøy. Da qui si può vedere uno dei paesaggi da cartolina più belli delle Lofoten, specialmente se impreziosito dalla luce calda nel cielo.

Hamnøy


Hamnøy
Ogni angolo della visuale dinnanzi a noi è buono per emozionarsi nei confronti della bellezza di questi luoghi, che ancora riescono a mantenere la loro genuinità.

Il fiordo di Hamnøy
La notte artica, ancora fiocamente illuminata dal sole sotto l’orizzonte, crea un’atmosfera da sogno che circonda noi, spettatori, e le montagne a lato delle baie.

Luce della tarda serata
Rimanendo davanti a questa vista il tempo passa e la luce si fa sempre più fioca.

La luna dei fiordi


Notte artica
Infine, stanchi ma pienamente soddisfatti di quello che ci hanno regalato oggi le Lofoten, torniamo a Kabelvåg. Una giornata indimenticabile è ormai alle spalle, ma il viaggio è solo appena iniziato.


L'ANALISI DELLO SCATTO: “Il fiordo di Hamnøy” 

Il fiordo di Hamnøy

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 19 mm, 10”, f/16, iso 200, CPL, Lee 0.9 soft grad

 “Il fiordo di Hamnøy” è un’altra delle mie fotografie preferite del viaggio alle Lofoten. Lo scorcio che abbiamo trovato era davvero bello, ma il tramonto non era dei migliori in assoluto. Non c’era neanche una nuvola che si potesse colorare esplosivamente, tuttavia gli ultimi raggi di luce illuminavano ancora le cime delle montagne e il cielo era comunque rosato: tutto sommato una buona luce per scattare, anche se non il massimo. In questi casi la cosa migliore è ridurre al minimo il cielo nella fotografia e concentrarsi sul primo piano. In questa fotografia il masso e le alghe creano un primo piano interessante, che insieme alla focale grandangolare danno una grande profondità all’immagine. Le alghe giallastre creano inoltre una linea guida che conduce l’occhio dal primo piano alle rorbuer sullo sfondo. Per evitare eccessive distorsioni prospettiche e dare un’ottima sensazione di profondità ho abbassato molto il punto di ripresa, a pochi centimetri dalla roccia in primo piano, alzando quanto più possibile la macchina per metterla quasi “parallela” ai muri delle rorbuer. La realizzazione di questo scatto ha richiesto qualche accorgimento tecnico fondamentale per ottenere il risultato finale. Innanzitutto ho dovuto controllare la perfetta stabilità del treppiede fra le rocce, utilizzando anche un cavo di scatto remoto per limitare quando più il micromosso, che potrebbe risultare particolarmente fastidioso sul primo piano nitido. Per eliminare vari riflessi e mostrare le belle rocce tonde sotto il pelo dell’acqua ho utilizzato un filtro polarizzatore. Anche le alghe gialle ne hanno giovato in saturazione, poiché i normali riflessi biancastri della luce sulle superfici lucide tendono a ridurre la ricchezza del colore. Infine, per evitare di bruciare il cielo, perdendone così il colore rosato, ho utilizzato un filtro neutro graduato da 3 stop con gradazione soft della Lee. Un preciso posizionamento del filtro ne rendono la transizione praticamente invisibile; inoltre la grande qualità dei Lee permette di evitare dominanti magenta “acide” come accade a volte con i Cokin. 


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lunedì 16 settembre 2013

Lofoten 2010: giorno 1 – Il nostro fiordo alle Lofoten

Si immagini l’aria fresca e pulita che si trova a 2500 m di altitudine in montagna, quella che riempie i polmoni di una carica pura e rigenerante. Quest’aria, se non addirittura ancora più gradevole per il profumo di pino, è quella che si respira scendendo dall’aereo a Narvik, 68 ° 43’ N 17° 42’ E, presso l’Ofotfjorden in Norvegia. Da qui prendiamo una macchina a noleggio, guidando verso le isole Lofoten su una strada che fra boschi di conifere e tratti costieri lungo il fiordo sembra di essere in Alaska. Il cielo è coperto di nubi, ma il sole ne fuoriesce da alcuni squarci radente e dorato. Il nostro viaggio a 68° N inizia in questo modo e non poteva essere migliore di così. L’emozione di un viaggio che comincia e la ricerca di nuovi orizzonti danno uno slancio vitale all’anima che cerca la sua libertà. L’ambiente che ci circonda è unico e particolare, da ammirare sin dai primi chilometri percorsi in territorio norvegese. 
Ofotfjorden
Di fronte a noi vediamo scenari da paradiso tropicale, eppure ci troviamo ben oltre il circolo polare artico. Acqua limpidissima e dalle sfumature turchesi si riversa su una spiaggia sorprendentemente chiara, tanto da coglierci di sorpresa.
Ofotfjorden
Il tempo a nostra disposizione per arrivare a destinazione è ridotto e ci costringe purtroppo a non fare troppe soste per ammirare il paesaggio. Prima del tramonto vorremmo infatti raggiungere Kabelvåg, presso cui troveremo alloggio. Imboccando l’autostrada E10, ci inoltriamo nelle isole Vesterålen, incrociando lungo la strada alcuni villaggi e case isolate in un paesaggio dove l’impatto umano è davvero bassissimo e la vita scorre lenta nel silenzio della natura. 
Vesterålen
In serata raggiungiamo Svolvær, la “capitale” delle Lofoten, dopo oltre tre ore di viaggio. La città è piccola, ma rispetto ai villaggi incontrati lungo la strada sembra una metropoli. Si tratta della tipica cittadina portuale nordica. I gabbiani volano in cielo stridendo e si sente un forte odore di merluzzo. Kabelvåg dista solo un quarto d’ora dalla capitale e si raggiunge continuando sulla E10, che si dimostra sempre e costantemente scenografica. Il nostro alloggio presso un complesso di rorbuer, le tradizionali abitazioni delle Lofoten, è situato all’imbocco di un piccolo fiordo. E’ il “nostro” fiordo, il nostro piccolo regno “incantato” perché nel corso del viaggio sarà la nostra casa e ci offrirà riparo e una visuale sempre spettacolare per gli occhi e la mente. Ci viene offerta una rorbu da sogno, costruita sul mare, con una piattaforma di legno antistante su cui sedersi a pochi metri di altezza dalla superficie del mare. L’edificio principale del complesso sorge anch’esso su palafitta.
Rorbu hotel
Durante il trasferimento da Narvik a Kabelvåg abbiamo visto favolosi lupini crescere ovunque, lungo la strada e nei giardini delle case. Questi fiori che sbocciano durante l’estate artica sono tipici della Norvegia, al punto da essere considerato il fiore nazionale. La sera, dopo esserci sistemati, ritroviamo questo spettacolo tutto intorno a noi, non lontano dalla nostra rorbu
Lupini fra le rorbuer
Cala infine la notte, ma in questo periodo dell’anno c’è sempre un filo di luce fino a notte fonda. Le nuvole si sono compattate creando la “nebbia artica”, la tipica cortina piatta e bassa di nubi che spesso si forma a queste latitudini. Presso le rorbuer l’atmosfera è magica, il silenzio preponderante. Una lucina illumina i pontili deserti delle rorbuer intorno alla mezzanotte.
Mezzanotte sui pontili
Il nostro fiordo è ora immerso nella luce fioca della notte artica. Cerchiamo di fissare nella memoria questi momenti speciali, quasi ancora increduli per aver raggiunto in una giornata di viaggio questo angolo della Terra, dopo averlo sognato a lungo. 
Una casa sul fiordo 

Il nostro fiordo in notturna

Il nostro fiordo in notturna
Siamo pronti per scoprire le Lofoten a partire dall’indomani e per i successivi giorni che saranno densi e ricchi di esperienze.

L'ANALISI DELLO SCATTO: “Mezzanotte sui pontili” 

Mezzanotte sui pontili

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 19 mm, 6”, f/11, iso 200

“Mezzanotte sui pontili” è uno dei miei scatti preferiti del viaggio. Oltre a mostrare un tipico scorcio norvegese, questa foto richiama l’atmosfera magica e silenziosa del Grande Nord. Un elemento importante per l’atmosfera della fotografia è rappresentato dalla lucina che illumina il pontile. La sua tenue luce dorata crea piacevoli sfumature tutto intorno, senza disturbare lo sguardo. Il colore della luce è complementare alle sfumature blu della luce ambientale della notte artica estiva formando, unitamente al rosso della casetta, un accostamento di colori attraente. L’orizzonte della fotografia è posto al centro dell’inquadratura, infondendo così un senso di sicurezza e quiete. Non manca tuttavia il dinamismo poiché l’occhio corre lungo tutta la fotografia grazie a diversi accorgimenti compositivi. In primo piano troviamo il pavimento del pontile, le cui ben allineate assi di legno formano una piacevole texture geometrica. La linea d’ombra proiettata dal palo sulle assi crea una linea guida che conduce alla casetta. Gli elementi architettonici “forti” come la scala di legno, la porta con la finestrella romboidale e la scritta norvegese sono invece leggermente decentrati rispetto al centro, facendo si che l’occhio spazi da una parte all’altra. A chiudere la fotografia al bordo, come una sorte di cornice troviamo invece la grondaia. Da qui l’occhio rimbalza verso lo sfondo facendo apprezzare tutta la fotografia nel suo complesso. Per questa fotografia ho utilizzato una focale grandangolare spinta. Affinché l’immagine funzionasse ho cercato di eliminare quanto più possibile la distorsione prospettica (“linee cadenti”) in fase di scatto, altrimenti il risultato non sarebbe stato assolutamente lo stesso. Per ottenere ciò ho messo in bolla la macchina su treppiede utilizzando una livella collegata alla slitta del flash. Per il resto si è trattato di scelte semplici: iso bassi per la migliore qualità d’immagine possibile, tempi lunghi e un diaframma sufficientemente chiuso per un’ottima profondità di campo.

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