DIARIO DEL VIAGGIO IN ISLANDA CONCLUSO. DIARIO DEL VIAGGIO IN NORVEGIA, ISOLE LOFOTEN IN CORSO. BUONA LETTURA!

sabato 1 marzo 2014

Lofoten 2010: giorno 5 – I vichinghi di Borg e la Venezia delle Lofoten (Henningsvær)

I vichinghi. La Norvegia fu la loro patria: dai suoi accoglienti e ben protetti fiordi le navi vichinghe salpavano alla scoperta di nuove terre da colonizzare o da saccheggiare. Conoscere questo popolo più da vicino e saperne qualcosa in più è indispensabile per arricchire l’esperienza del viaggio in questi luoghi. Nel cuore di Vestvågøya si trova la borgata di Borg, sede del Lofotr Vikingmuseet. Si tratta di un vero e proprio villaggio vichingo riportato alla luce da scavi archeologici. Entrare in questo sito consente di entrare nella storia di questo popolo, ancor di più se è in corso l’annuale festival dei vichinghi, in occasione del quale la borgata si anima come nei tempi che furono. Gli scavi hanno portato alla luce le fondamenta di diverse capanne, tra cui la più grande casa di un capo vichingo che sia mai stata scoperta. Questa casa-capanna, situata sulla cima di una bassa collina è stata ricostruita fedelmente e adibita a museo. Essa rappresenta un landmark del paesaggio dell’isola.

Borg Viking museet
Nel corso della visita scopriamo che le donne vichinghe erano molto rispettate dagli uomini. Esse gestivano e rendevano perfettamente funzionante il villaggio. Si occupavano di tante cose, tra cui la cura della capanna e l’educazione dei figli. Erano inoltre delle sarte rinomate, raggiungendo altissimi livelli nella produzione di abiti e tessuti.

Antichi strumenti per la tessitura
I vichinghi non erano solamente dei guerrieri feroci. A titolo di esempio, essi nel costruire le loro capanne cercavano di invocare dagli dei protezione e benevolenza, ponendo nelle fondamenta delle figure che richiamano la famiglia e il legame tra l’uomo e la donna.

Uomo e donna
Il villaggio sorge sulla sommità di una bassa collina immersa armoniosamente nel dolce paesaggio circostante. Lo sbocco in mare dista da qui poche centinaia di metri. Ogni villaggio vichingo aveva infatti un suo porto sul mare, raggiungibile con un sentiero nella boscaglia.

Verso il fiordo
Per lo svolgimento del festival vichingo sono state ricostruite dal vivo scene di vita quotidiane, che ritroviamo sul sentiero. Il forte fabbro del villaggio, una delle figure chiave, è al lavoro presso la sua capanna.

Il fabbro vichingo
I figuranti camminano per il villaggio per riportare in vita gli antichi abitanti del villaggio.

Scene di vita vichinga
Giungiamo infine sulla riva del mare, dove ci aspetta la ricostruzione fedele di una nave drakkar vichinga. Se salpassimo in questo momento dovremmo remare a lungo per prendere il largo nel mare di Norvegia in quanto il fiordo del villaggio è ben inoltrato nel centro dell’isola, da dove piccoli e stretti canali conducono in mare aperto.

Drakkar
Il tempo atmosferico migliora nel pomeriggio e decidiamo di raggiungere la “Venezia” delle Lofoten. Henningsvær è un altro meraviglioso villaggio tipico delle Lofoten. Situato su un’estrema propaggine di Austvågøya, esso sorge su un gruppo di isolette separate da canali. Prima di raggiungerlo da Borg e in attesa della luce morbida del tramonto, ci concediamo una tappa a Napp, un minuscolo villaggio sulla E10 che ha attirato la nostra attenzione nei giorni precedenti. Qui un porticciolo di pescatori di alto mare accoglie barche da pesca oceanica al riparo del fiordo. E’ piccolissimo angolo delle Lofoten, ma ha un “sapore” molto nordico.

Il porto di Napp
La strada per Henningsvær ci porta fino al ponte che da accesso al villaggio, presso il quale ci aspetta una grande sorpresa. Su una rastrelliera vediamo, per la prima volta in assoluto, del merluzzo ad essiccare. Di solito il pesce viene messo sulle rastrelliere intorno a febbraio e solo per i mesi invernali, quindi rimaniamo molto stupiti da questo dettaglio, che vogliamo immortalare fermandoci prima di entrare nel villaggio. Un altro tassello si aggiunge così al nostro viaggio.

Rastrelliera del merluzzo

Rastrelliera del merluzzo

Rastrelliera del merluzzo

Rastrelliera del merluzzo
Henningsvær è un’ispirazione continua per i fotografi. L’atmosfera magica che si coglie nelle fotografie è proprio quella che trasmette il villaggio. Camminare sui pontili in legno ci fa sentire come sospesi fra cielo e mare. Le tradizionali abitazioni sono disposte fisicamente lungo il canale che taglia in due il villaggio, ma agli occhi appaiono come una visione piacevolmente irreale.

Henningsvær fra cielo e mare
Il villaggio, evidentemente dedito alla pesca, offre scorci a tema che è bello cogliere osservando attentamente ciò che circonda il visitatore.

Stockfish
I pontili e le case si rispecchiano ovunque nel mare, creando effetti ottici e giochi di luce e colore che contribuiscono all’unicità di Henningsvær.

Scorci da Henningsvær

Scorci da Henningsvær

Scorci da Henningsvær
Alla luce del tramonto i colori che ci circondano diventano ancora più belli e ricchi.

Tramonto sul villaggio
Uscendo da Henningsvær riprendiamo la strada costiera che ci riporta verso la E10, viaggiando in un paesaggio da sogno irradiato di luce morbida e calda, che vogliamo immortalare ancora una volta prima di riprendere la via verso il nostro fiordo a Kabelvåg.

Tramonto sui fiordi


L’analisi dello scatto: “Tramonto sui fiordi”

Tramonto sui fiordi

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 19 mm, 1.3”, f/16, iso 200, CPL, Lee 0.9 soft grad

“Tramonto sui fiordi” è stata scattata a fine giornata, quando la stanchezza si faceva sentire. Tuttavia dinnanzi a questo scenario non potevo rischiare di banalizzare la foto scattando a mano e senza filtri, pur di fare presto. La luce si faceva sempre più bella man mano che posizionavo il mio treppiede per lo scatto. Non potevo permettermi di perdere questa fotografia, poiché il sole illuminava con una luce calda laterale tutto il paesaggio, rischiarando il manto erboso in primo piano e le varie rocce della costa e creando un effetto di tridimensionalità notevole. La tridimensionalità è ulteriormente accentuata dal contrasto fra la luminosità sul primo piano e le montagne più scure dello sfondo. Il punto di ripresa, posto a lato della strada asfaltata e sul ciglio di una scarpata non mi offriva un primo piano interessante per dare profondità alla fotografia (un masso, un tronco d’albero, ecc…). Così ho optato per rendere il primo piano, rappresentato dalla striscia d’erba, come una diagonale che, partendo dall’angolo in basso a sinistra, va ad incrociarsi idealmente con i raggi del sole, creando un certo dinamismo. Per il resto si è trattato di rendere al meglio l’esposizione, non facilissima per via del controluce e dell’elevata differenza di esposizione fra il cielo e il resto della foto. L’uso dei filtri neutri graduati in questo caso è stato fondamentale.

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sabato 15 febbraio 2014

Lofoten 2010: giorno 4 – I “gioielli” delle isole Vestvågøya e Flakstadøya

L’isola di Flakstadøya, nostra meta odierna, custodisce gioielli raffinati: l’oro bianco delle sue spiagge caraibiche, il diamante del suo mare cristallino e lo scrigno delle sue preziose tradizioni nel riparato villaggio di pescatori Nusfjord. Prima di raggiungerla, lungo la strada non vogliamo perderci le meravigliose spiagge di Haukland e Utakleiv a Vestvågøya. Riprendiamo il nostro viaggio da dove eravamo rimasti la sera prima. La giornata è incredibilmente bella e l’impatto visivo ed emozionale del paesaggio davanti ai nostri occhi è decisamente diverso. Questo luogo risplende ora di luce e colori.

Fiordo al sole
Per raggiungere Haukland deviamo dalla E10 verso l’entroterra di Vestvågøya, su una strada di campagna. La vista superba delle colorate distese di torba intorno a noi, con le montagne intorno, ci riempie gli occhi di bellezza.

Distese dell’entroterra di Vestvågøya
La spiaggia di Haukland compare alla vista dopo alcune curve della strada: ci ritroviamo in un paradiso. L’aria pulitissima e il cielo blu intenso impreziosiscono la vista di questa spiaggia bianca e finissima. Questo luogo è delimitato dai monti e per questo motivo è come se ci si trovasse allo stesso tempo al mare e in montagna: una sensazione strana, così come lo è vedere alcune pecore pascolare davanti la spiaggia. Ci sdraiamo su questa sabbia e assaporiamo un attimo di relax.

Il bianco nel verde e nel blu
L’acqua del mare è limpidissima, come se fossimo ai caraibi. Il contatto con l’acqua è però gelido. Lo proviamo di persona e ci da una vera scossa.

Acqua di cristallo
Raggiungiamo poi la seconda spiaggia di Haukland, presso Utakleiv, passando sotto un tunnel della montagna che le separa. Ancor più isolata della prima, questa spiaggia è meno frequentata e offre alla vista un ambiente più selvaggio in quanto più “isolato”.

Utakleiv
Un piccolo centro abitato è l’unica testimonianza della presenza dell’uomo su queste lande.

Abitare a Utakleiv
Riprendiamo il nostro viaggio verso Nusfjord, situato presso lo sbocco in mare aperto dell’omonimo fiordo dell’isola di Flakstadøya. Essendo ben al di fuori dal tracciato della E10, bisogna recarvisi di proposito. Giungendovi, il parcheggio turistico è in posizione rialzata rispetto al mare, presso alcune rastrelliere per l’essiccazione del merluzzo in disuso. Proprio da qui possiamo notare la bella posizione del villaggio nel fiordo, che offre i suoi primi bei scorci.

Scorcio di Nusfjord
Il cuore di Nusfjord è il suo pontile-palafitta a U lungo cui si adagiano diversi edifici in legno e su cui è stupendo camminare per respirare l’atmosfera che regna nel villaggio.

U…di Nusfjord
Le tradizioni sono qui conservate attraverso alcuni musei tematici dedicati alla pesca. La puzza di pesce è ancora viva tra le assi di legno degli edifici storici. Una vecchia foto di Nusfjord colpisce la nostra attenzione, testimoniando la piena attività dei sui abitanti-pescatori, quando le rastrelliere si riempivano e riempivano completamente a loro volta il villaggio stesso.

I tempi che furono alle Lofoten
Poco sopra il paese, su un promontorio affacciato sul mare aperto, si riesce a vedere lo stretto fiordo che si insinua verso l’interno di Flakstadøya e le montagne tutto intorno.

Vista su Nusfjord
Sebbene la tradizione e le architetture del cuore antico di Nusfjord siano ben preservate, il turismo è diventato una fetta importante della sua economia, se non la principale. Infatti numerose rorbuer di recente costruzione sono state posizionate sul fiordo. Il paesaggio non ne è però deturpato e tutto vi si fonde armoniosamente.

Residenze rorbuer del villaggio
Oltre all’antico edificio-museo dedicato alla pesca sono state istituite delle rimesse-museo di barche. Le tradizionali imbarcazioni per la pesca vi sono messe in mostra con tutta una serie di accessori a corredo delle attività marittime.

Tradizionali imbarcazioni norvegesi
Nusfjord ci è piaciuto. E’ un’altra perla offerta delle Lofoten, l’ennesima che visitiamo nel corso di questo viaggio. Lasciamo questi luoghi quasi a malincuore in direzione Ramberg, forse la più famosa spiaggia di queste isole nordiche. Effettivamente è proprio una bella spiaggia, ma la località è fin troppo turistica, beninteso mai affollata. La vista che si ha della spiaggia è meravigliosa, poiché le montagne creano una corona tutto intorno.

La spiaggia di Ramberg
Flakstadøya è un bellissimo luogo da “esplorare”. Solo così si possono scoprire bellissimi scorci che arricchiscono l’esperienza visiva e che fanno conoscere ancora meglio il territorio. Vaghiamo con l’auto lungo alcune stradine secondarie e in tal modo troviamo una bella chiesetta di legno rosso proprio a Flakstad, località che da il nome all’isola.

La chiesa rossa di Flakstad
Tutto intorno c’è un paesaggio che richiama quello di campagna, dove le persone si sono insediate per una vita solitaria, in linea con lo spirito dei norvegesi delle Lofoten.

Vite isolate
Riprendiamo infine la E10 in direzione di Kabelvåg e deviamo sull’alternativa RV815, una strada incredibilmente bella che passa in uno dei paesaggi tra i più affascinanti delle Lofoten. Il senso di isolamento che restituisce questo percorso è unico. La carrozzabile passa per boschi e tratti costieri scarsamente popolati. Intorno a noi c’è sempre la bellissima natura di questi luoghi e l’atmosfera è chiara e limpida anche quando il tempo non è dei migliori.

Allo specchio
I fiori sono costantemente nostri “compagni di viaggio”, fungendo da cornice alle viste da cartolina sui fiordi che attraversiamo.

Cartolina dal fiordo
Quando l’acqua del mare diventa uno specchio perfetto risulta proprio impossibile non fermarsi a scattare fotografie.

Fattorie sul fiordo

Lo specchio perfetto
Isolati gruppi di casette si trovano qua e la immersi nell’ambiente. Alcuni viaggiatori come noi trovano alloggio in piccolissimi villaggi di rorbuer lungo l’itinerario.

Il trio rorbuer
Montagne selvagge sono sempre sullo sfondo e svettano fiere, restituendoci una visione sempre emozionante. Alcune di queste montagne ci ricordano quelle “di casa” che conosciamo ormai bene.

Visioni lungo la RV815
Percorrere la RV815 ci fa sognare, facendoci vagare con gli occhi e con la mente. Per non fare troppo tardi non possiamo mai fermarci troppo a lungo presso i luoghi che ci colpiscono di più. Dobbiamo continuare verso Kabelvåg, che raggiungiamo giusto in tempo per rifocillarci nell’unico pub del paese, situato su una piazzetta caratteristica ed accogliente.

Piazza di Kabelvåg
L’analisi dello scatto: “Scorcio di Nusfjord”

Scorcio di Nusfjord

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 26 mm, 1/100, f/16, iso 200, CPL

“Scorcio di Nusfjord” è una di quelle fotografie che mi piacciono nonostante la luce pessima. I parametri di scatto sono semplicissimi: il classico diaframma chiuso per avere tanta profondità di campo e un tempo relativamente breve per uno scatto a mano libera. In particolare, questa fotografia racchiude in sé diversi spunti per me interessanti. Appena arrivati sul posto e parcheggiato sull’altura, vedevamo sotto di noi un interessante scorcio di Nusfjord. Tuttavia davanti ai nostri occhi, sul ciglio di una scarpata, avevamo una rastrelliera per il merluzzo in disuso e diversi cespugli di vegetazione che parzialmente bloccavano e “rovinavano” la visuale sottostante. Nonostante ciò intuivo che avrei potuto ottenere comunque uno scatto interessante che raccontasse Nusfjord includendo parte del villaggio, il suo fiordo e la rastrelliera “di disturbo”. Con il punto di vista a volo di uccello che ho scelto, sono riuscito a trasformare gli “ostacoli” in una cornice per il villaggio sottostante, valorizzando così la composizione. Non è stato semplice ottenere questa inquadratura poiché ho dovuto tenere la macchina alta sopra la mia testa, senza poter vedere nel mirino. Non volendo però scattare a caso ho avuto l’idea di attivare il Live View della mia macchina reflex. Il risultato non sarebbe stato altrettanto buono altrimenti. Grazie a questa scelta tecnica sono riuscito a controllare pienamente la fase di scatto sfruttando il monitor per ottenere una buona composizione “a distanza”. A partire dall’angolo in basso a destra ho posto diagonalmente uno dei pali della rastrelliera, che funge così da linea guida verso le casette sottostanti. Gli altri pali e cespugli sono stati posizionati nella composizione in modo da ottenere una cornice ordinata, stando attento a non tagliare le facciate principali delle case di legno. Ho curato particolarmente anche l’orizzonte, rendendolo perfettamente orizzontale con la livella elettronica del Live View della mia D700. L’uso del filtro polarizzatore mi ha aiutato nel rendere i verdi della vegetazione più pieni e la saturazione generale migliore, nonostante la luce dura di metà giornata. Personalmente ritengo che quando non ci sono condizioni di luce ottimali e, in quanto viaggiatori o escursionisti, non possiamo conciliare uno scatto al tramonto o all’alba con i nostri programmi, si possa comunque portare a casa buone fotografie curando le basi della tecnica e della composizione, ragionando con la propria testa per ottenere il meglio possibile.

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sabato 16 novembre 2013

Lofoten 2010: giorno 3 – I fiordi “segreti” di Vestvågøya : Eggum e Unstad

L’isola di Vestvågøya cela alcuni luoghi davvero interessanti, che la morfologia del territorio tiene isolati e lontani dalle località più note. Strade strette si incuneano verso dei villaggi in diversi fiordi ‘nascosti’ dell’isola. Ognuno di questi è come se fosse un piccolo mondo a se stante, che noi vorremmo scoprire. Il meteo è oggi molto avverso, con pioggia, vento e una ‘nebbia artica’ persistente che taglia dalla vista le cime dei monti.

Si dice che Eggum, sia uno dei luoghi più belli per osservare il sole di mezzanotte, ma agosto non è il mese giusto per questo. Raggiungere Eggum è semplice, deviando dalla E10 verso nord. Arrivati, imbocchiamo la strada principale con vista mare da un lato e una fila ordinata di case in legno dall’altra. Tutto intorno le case sono sparpagliate fra grandi prati e la spiaggia. La strada termina sul limitare di un pratone da cui parte una mulattiera verso un pianoro situato fra le montagne e il mare. Proprio qui, in un clima molto diverso dalla giornata precedente trascorsa a Reine, troviamo uno scorcio molto “norvegese”, molto autentico. In questi luoghi difficili, spesso sferzati da vento e pioggia, l’uomo ha imparato a vivere e sopravvivere. Il rigore delle linee semplici delle casette in legno e la forza vivida del loro colore acceso rappresentano simbolicamente l’essenza degli uomini che qui hanno avuto radice.
La mulattiera di Eggum
La nebbia artica e il grigiore della giornata sembrano catapultarci nel pieno dell’inverno. Effettivamente fa abbastanza freddo, tuttavia la stagione estiva si manifesta con delicate fioriture in prati verdi brillanti.
La mulattiera di Eggum
Prati di Eggum
Camminando per Eggum notiamo abitazioni stilisticamente molto diverse fra loro, seppur il comun denominatore rimanga il legno. Ognuna di esse racconta una storia e dà indizi per conoscere il territorio. I tetti in torba sono ottimi per isolare le case sottoposte alle frequenti intemperie: ciò è abbastanza tipico nei paesi nordici. La cura per i dettagli e gli addobbi sulle pareti esterne invece sono vezzi dei suoi abitanti per abbellire la propria casa dandole carattere, renderla famigliare e accogliente in tutte le condizioni climatiche, anche quelle più estreme.
Casa al mare
La vita trova spazio anche fra i grandi prati che dividono gli sparuti gruppetti di case, con alcune fioriture spettacolari come quella di margherite.
Fioritura di margherite
La spiaggia di Eggum è meravigliosamente bianca e fine. La particolarità è che qui fioriscono stupendi tappeti di fiorellini bianchi, fin quasi alla riva del mare.
Il piccolo faro
Case sulla spiaggia di Eggum
Lasciamo Eggum dirigendoci verso Unstad. I due villaggi sono uniti da un sentiero costiero roccioso, ma non lo percorriamo sia per ottimizzare i tempi, sia per evitare brutte sorprese col maltempo. Invece prendiamo la strada che collega i due villaggi che, attraversando un basso valico sui monti e qualche tunnel, sbuca infine in una vallata scendendo ripidamente dritta verso il mare.
La strada verso Unstad
Questo spazio chiuso fra le montagne è proprio fuori dal mondo. La sensazione di isolamento è ancora maggiore grazie alla nebbia artica, che è come un soffice soffitto bianco isolante. La semplicità della vita che qui trascorre pacificamente, la si ritrova in ogni vista.
Barn Leker
Unstad è insospettabilmente un paradiso del surf alle Lofoten. La sua ampia baia a forma di U incanala le onde del mare di Norvegia, rendendola favorevole per la pratica di questo sport.
Spiaggia lato sud
Spiaggia lato nord
Il freddo dovuto al vento forte e le rade gocce di pioggia ci infastidiscono un poco e, per tale motivo, ci sorprendono i surfisti che infilati nella loro muta e con la tavola in mano, corrono a piedi nudi dall’ostello principale del villaggio fino alla spiaggia lungo una carrozzabile in terra battuta. Pare assurdo trovarci in un paradiso del surf, quasi come se fossimo in California, ma ben al di sopra del circolo polare artico.
Surf nordico
Riprendendo la strada, ripercorriamo le alture sopra il fiordo a ritroso lungo la strada che ci riporta verso la E10. Lasciamo questi fiordi isolati dietro di noi. Tornando verso Kabelvåg volgiamo lo sguardo indietro, osservando da lontano le nebbie artiche che ci hanno accompagnato per tutta la giornata e che ci stanno lasciando, grazie a spiragli di apertura fra le nubi del cielo.
Un cielo cupo
Improvvisamente torna timidamente il sole e la cosa non ci stupisce considerando l’alta variabilità del tempo e della luce a queste latitudini. A Kabelvåg rivediamo il sole pieno fra le nuvole aperte e ne approfittiamo per vedere più da vicino la stupenda cattedrale delle Lofoten, un’antica chiesa del XIX sec interamente costruita in legno dai pescatori. Di nuovo siamo circondati dalla bellezza e dai colori straordinari del Grande Nord.
La cattedrale delle Lofoten
Il sole non si concede ancora per molto e ne approfittiamo per cenare. Non ancora soddisfatti, forse per le condizioni non certo ottimali della giornata, dopo cena andiamo alla scoperta di un altro fiordo vicino al nostro, con una curiosità e una voglia di esplorare sempre nuova.
Specchio notturno 1
Specchio notturno 2

L'ANALISI DELLO SCATTO: “Surf nordico” 

Surf nordico

Dati di scatto: Nikon D700, Nikkor 17-35 f/2.8 @ 35 mm, 1/40, f/13, iso 360

 “Surf nordico” è una fotografia tecnicamente molto semplice. E’ stata scattata a mano libera, senza utilizzare nessun filtro o altri accorgimenti tecnici. Ho impostando un diaframma chiuso per la massima profondità di campo e un settaggio degli iso per avere il minimo tempo di scatto possibile per evitare il micromosso, sfruttando la regola del tempo di scatto come il reciproco della focale. Quello che mi interessava era raccontare l’essenza di un luogo (in questo caso il villaggio Unstad) con una fotografia. Le tavole da surf sono senz’ombra di dubbio il soggetto principale. Esse occupano interamente il primo piano sia con il loro ingombro fisico, sia con i loro colori accesi. Non c’è nessun equivoco circa queste tavole. Infatti non si può assolutamente trattare di oggetti “decorativi” che si trovavano li per caso, ma di vere tavole da surf usate per surfare: lo testimoniano la mute adagiate ad asciugare sul tavolo dietro. Sullo sfondo, le tipiche casette rosse, le balle di fieno sul prato e la parete della montagna sono gli elementi paesaggistici che ci localizzano inequivocabilmente in Norvegia. Grazie al colore rosso delle casette l’occhio non rimane ancorato sul primo piano, ma dopo un po’ va a cercare lo sfondo. Il risultato di questo processo è una fotografia profonda e in grado di raccontare qualcosa circa il luogo ritratto. 

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