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mercoledì 3 settembre 2008

Considerazioni sui filtri digradanti e polarizzatori

Dopo aver parlato dei filtri digradanti e polarizzatori Cokin in un mio precedente post, vorrei proseguire con altre indicazioni e riflessioni su questi ed altri filtri, prendendo spunto da richieste ricevute e considerazioni lette nel web.

Posizionamento della demarcazione tra zona opaca e zona chiara della lastrina digradante:

Molti mi chiedono come regolarsi per posizionare la linea di demarcazione del filtro. Personalmente ritengo che la tecnica più semplice sia quella di muovere la lastrina nell'holder per capire dove avviene il passaggio. Altro sistema sarebbe quello di utilizzare il tasto di simulazione della profondità di campo sul corpo macchina, se disponibile: questa funzione consente di vedere in maniera più netta la zona di demarcazione.
Per un passaggio invisibile in foto, occorrerà utilizzare le tecniche appena illustrate in paesaggi con le giuste caratteristiche, con zone d'ombra o comunque scure in cui situare la linea di demarcazione, oppure con orizzonti più o meno piatti, come nella seguente, in cui la demarcazione è stata situata sulla fascia delle montagne.


Tecnica di esposizione con filtro digradante:

Molti mi chiedono anche come regolarsi per l'esposizione con i filtri digradanti. Io utilizzo spesso l'esposizmetro matrix (a matrice) come se non ci fosse il filtro. Infatti quest'ultimo tende a bilanciare i toni dell'immagine tra primo piano e cielo, rendendo già abbastanza buona la lettura esposimetrica. Se l'esposizione non è buona si può sempre compensarla manualmente in modo da ottenere risultati perfetti.
Una tecnica raffinata prevede invece di utilizzare l'esposimetro spot sul cielo, compensando la lettura di 1-1,5 EV in positivo, poiché il cielo è un tono chiaro e l'esposimetro è invece tarato per i toni medi; il tutto con la parte scura del filtro digradante davanti all'area di messa a fuoco utilizzata dall'esposimetro.

Filtri digradanti colorati:

Alcuni mi hanno chiesto dei filtri graduati colorati che si trovano in commercio. Personalmente li reputo inutili, in quanto la loro funzione poteva trovare applicazioni nella fotografia analogica, sia per bilanciare cromaticamente una pellicola inadatta alle condizioni di luce, sia per effetti "creativi". Col digitale ormai i colori non sono più un problema, grazie alla funzione di bilanciamento del bianco e alle infinite possibilità offerte dai programmi di elaborazione immagine.

Filtri digradanti a vite:

I filtri a vite hanno il pregio di poter essere montati sull'obiettivo in maniera semplice e senza particolari difficoltà. Il loro maggior difetto è quello che la gradazione del filtro avviene lungo una linea di demarcazione fissa, che non può essere spostata a piacimento come con le lastrine. Questo limita molto le possibilità creative e ci fa perdere molte potenziali foto.

"Non monterei mai un filtro di plastica davanti al mio obiettivo da 2000 €":

Con i filtri di plastica il grande Galen Rowell, assiduo collaboratore di National Geographic e altre importanti pubblicazioni internazionali, scattava foto come queste usando l'ammiraglia Nikon F3, il Nikkor 24 f/2.8 e pellicole Kodachrome 25 o 64 ASA:

© Galen Rowell: fonte www.sierraclub.org

© Galen Rowell: fonte www.sierraclub.org

Mi sembra logico che, dinnanzi alle possibilità creative dei filtri , rinunciarvi per una considerazione di "differenza economica di valore e 'quindi-di-resa' " sia molto limitante.

"Non sarebbe possibile ottenere gli stessi risultati in postproduzione?"

La mia risposta è no, nel senso che i filtri consentono una grande naturalezza di immagine. I migliori HDR (immagini High Dynamic Range) si possono solo avvicinare all'aspetto di una foto fatta coi filtri. Solo in certe e favorevoli occasioni una doppia esposizione ha una resa paeagonabile ai filtri, ma non è sempre cosa fattibile e comunque serve una gran quantità di tempo al computer per unire foto ad esposizione differente.
Riguardo al confronto qualitativo tra le due tecniche c'è un interessante articolo di Darwin Wigget sul blog della Singhray: http://singhray.blogspot.com/2006/12/close-look-at-high-dynamic-range-hdr.html.
Anche per chi non è paratico con l'inglese, le foto parlano chiaro. Il blog indicato è di parte, nel senso che è il blog commerciale del migliore produttore mondiale di filtri, ma l'articolo è assolutamente obiettivo, scritto da un autore di foto paesaggistica molto rinomato a livello internazionale.
Parlare di HDR a livello creativo è chiaramente un'altra cosa. C'è chi lo utilizza in maniera impeccabile per necessità stilistiche, con colori molto pronunciati ma senza esagerare col tone mapping di Photomatix (il principale software di HDR), ovvero il sistema software che rimappa i toni per otternere l'immagine HDR.

"Non utilizzerei mai un polarizzatore visto che il mio obiettivo è talmente buono da saturare già i colori":

Gente che fa affermazioni simili non ha evidentemente capito l'utilità di un polarizzatore e non sarebbe neanche in grado di utilizzarlo in maniera creativa. Il polarizzatore ha come scopo principale quello di eliminare i riflessi da una superficie non metallica. I riflessi, da quelli macroscopici sulle superfici d'acqua a quelli piccoli e lattigginosi sulle foglie delle piante, vengono eliminati fisicamente dal polarizzatore. I risultati sono un colore più puro, l'eliminazione di riflessi indesiderati e un netto miglioramento del contrasto in condizioni di piena luce. Il tutto porta ad immagini migliori e più leggibili. Un colore più puro appare ovviamente anche più saturo. Immaginiamo che nella foto seguente non ci sia il polarizzatore. Aumentando la saturazione i colori sarebbero belli, ma ci sarebbero migliaia di puntini lattiginosi sulle foglie e un contrasto d'immagine meno intenso e piacevole di questo.


Non da ultimo occorre considerare anche che quando non cè luce da polarizzare, come subito dopo il tramonto, in pieno giorno nell'ombra di un bosco o in posizioni sfavorevoli alla polarizzazione, il filtro può essere sfruttato come un normale filtro neutro per allungare i tempi di esposizione.

Altri approfondimenti sui filtri, specie per la fotografia di paesaggio, li potete trovare nel blog del competentissimo Alberto Segramora:

7 commenti:

Enrico ha detto...

Wow, bel post, soprattutto per chi come me è tanto interessato quanto ignorante in materia e procede per tentativi ed errori! Note tecniche illustrate con parole semplici, frasi d'effetto ed immagini lampanti!!
Complimenti,
Enrico

lorcarg ha detto...

Concordo! Ottimo Post utile ed esaustivo!

Alberto Segramora ha detto...

Ottimo, compliments!!

Andrea Moro ha detto...

Grazie a tutti per l'apprezzamento!

Dusty Lens ha detto...

Excellent post, thank you. I never would have thought to use a polarizing filter as a neutral filter to aid in long exposures. Brilliant idea and information!

Luca ha detto...

Ottimo post, molto tecnico ma nel contempo semplice da capire. Non potevo aspettarmi altro da chi mi ha 'avviato' sulla strada dei filtri digradanti...

Luca

Andrea Moro ha detto...

Grazie come sempre per l'apprezzamento. Mi fa molto piacere!

Thanks Dusty!;-)